Chi paga e chi comanda la guerra di Kiev

Più volte in campagna elettorale Trump aveva promesso di tagliare i fondi di assistenza militare per l’Ucraina. I repubblicani hanno spesso smorzato o boicottato gli sforzi di Biden per sostenere Kiev, e l’attuale presidente se ne era fatto interprete, gettando l’onere della guerra sul suo predecessore.

La prima metà del 2025 è stato un giro sulle montagne russe, alternando la sospensione tassativa persino delle informazioni di intelligence agli alleati ucraini alla fornitura di ulteriori armamenti. Ma il proposito di base è rimasto lo stesso, e lo indica un documento trapelato la scorsa primavera in merito ad un riorientamento della strategia militare Usa: la Interim National Defense Strategy Guidance (Guida strategica provvisoria per la difesa nazionale) è un documento di 9 pagine, uscito di straforo (o divulgato ad arte) che stabilisce una nuova prospettiva in vista della più ampia Strategia di Sicurezza Nazionale (non ancora completata). Il cambiamento consiste nel considerare centrale lo scacchiere asiatico, con la Cina come minaccia principale, ed esorta a trasferire la responsabiltà per le minacce locali agli alleati.

Nella logica di Trump questo significa una sola cosa per gli alleati europei: pagate. Ed è così che dopo aver incassato l’impegno da parte dei paesi europei membri della Nato l’impegno a far raggiungere alle spese militari il 5% del pil, nell’estate ha inaugurato un nuovo meccanismo per la fornitura di armi all’Ucraina: il Purl, Prioritised Ukraine Requirements List (“Elenco Prioritario delle Necessità dell’Ucraina”).

La procedura è la seguente: Kiev fa una lista di richieste di armi, che viene vagliata dal comandante in capo della Nato (che è sempre un generale statunitense, attualmente Alexus Grynkewich). Una volta che tale validazione è stata completata, gli alleati europei lo finanziano, pagando agli Usa che provvedono all’acquisto e alla consegna. Gli Stati europei non sono legalmente vincolati ad aderire, lo fanno su base volontaria. Finora sono stati consegnati quattro pacchetti di armamenti, ognuno dei quali di circa 500 milioni $, per un totale di due miliardi; i donatori sono stati l’Olanda per il primo; Danimarca, Norvegia e Svezia per il secondo; Germania per il terzo e Canada per il quarto.

Va osservato che gli Usa hanno la supervisione strategica della lista dei desideri di Kiev – la carica di Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) coincide con quella di Comandante delle forze statunitensi in Europa: in pratica una responsabilità di comando di una articolazione delle forze armate nazionali degli Usa coincide con quella di tutte le forze dell’alleanza; in più hanno la completa gestione operativa della sua gestione. Sono gli apparati statunitensi a gestire il tutto, comprandole dalle loro aziende nazionali (esiste una vasta saggistica sulla osmosi fra enti pubblici e grandi produttori di armi, il famoso complesso militare-industriale) e facendole arrivare in Ucraina.

Il sistema manifesta problemi evidenti, infatti da quando è andato a regime vi è stato un calo vistoso; secondo quanto scrive il Kiel Istitut, nell’ambito del suo programma di monitoraggio, dal periodo estivo “le assegnazioni militari dei paesi europei sono diminuite del 57% rispetto a gennaio-giugno 2025, anche quando includendo i loro contributi all’iniziativa Purl della Nato. La media mensile di tutti gli aiuti militari durante questo periodo è stata quindi del 43 per cento al di sotto del livello della prima metà del 2025”. In pratica gli europei pagano di meno anche contando i fondi Purl che dovrebbero sostituire i finanziamenti Usa.

Non sappiamo se tale calo sia un silenzioso dissenso rispetto alle modalità del nuovo progetto, e forse non è del tutto secondaria la dichiarazioni del segretario al Tesoro Pete Hegseth secondo cui gli Usa ricavano un margine del 10% sulle commesse – sui 4 mld $ stanziati dagli Stati europei contributori ben 400 milioni $ sarebbero andati in tasca agli apparati statunitensi. Quel che è sicuro è che il finanziamento di questa guerra risulta sempre più problematico. Il governo di Kiev ha dichiarato che per il 2026 saranno necessari fra i 12-20 mld $, e dato che Trump appare aver tirato i remi in barca, bisognerà vedere quanto i governi europei avranno voglia di svenarsi.

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