La campagna mondiale di vaccinazione che sta coinvolgendo il pianeta è un evento inedito e aperto ad evoluzioni che oggi è difficile preventivare: mai, nella storia umana, un’opera scientifica, tecnica ed economica così capillare e organizzata è stata tentata, anche se in maniera diseguale tra le diverse aree del globo, con l’Europa e il Nord America fortemente avvantaggiati rispetto all’Africa, per esempio, ma, comunque, il segno e la capacità di incidere nel tessuto sociale di questa gigantesca operazione di immunizzazione di massa non ne viene intaccato.

Certo, avremmo tutti preferito un modello pubblico e governato dalle istituzioni statali per gestire la risposta vaccinale all’emergenza pandemica, sul modello cubano, per fare un esempio, rispetto alla prevalenza del capitalismo privato, grande attore globale in grado di investire somme imponenti, anche grazie ai contributi pubblici, ed intercettare flussi finanziari mai visti prima, ma è indubbio che la campagna vaccinale sia il fattore principale, l’arma “fine di mondo”, nel contrasto al virus più impegnativo che abbia colpito il pianeta in questo secolo.

I vaccini, secondo le indicazioni della comunità scientifica internazionale, consentono di raggiungere quella cosiddetta “immunità di gregge” che è la sola speranza di contenere gli effetti più letali del virus, depotenziandolo e riducendone di molto la portata negativa che il covid 19 ha avuto sulle popolazioni e sui sistemi sanitari mondiali.

Purtroppo, e non da oggi, sui vaccini si è incistata una delle più pernciose retoriche del complotto che hanno devastato la credibilità della comunità scientifica, sotto attacco del combinato disposto di ignoranza sistemica, voluta e coltivata ai fini di manipolazione politica, e diffidenza, spesso giustificata, nei sistemi pubblici che hanno il compito di salvaguardare la salute delle popolazioni. Poi, diciamolo, hanno inciso molto anche grossolani errori di comunicazione delle autorità pubbliche in materia di vaccini, creando uno stato ansiogeno di massa che non ha giovato alla causa.

La polarizzazione così prodotta, tra pro vax e anti vax, è stato quanto di peggio si potesse verificare nel fuoco della battaglia campale per vincere, o quanto meno contenere, gli effetti nefasti della diffusione globale del virus, quote piuttosto consistenti della popolazione sono distanti dal senso di questa operazione immunitaria, e non ne colgono le implicazioni più evidenti con la salute di massa: se milioni di persone sfuggono alla campagna di vaccinazione, l’obiettivo dell’immunità di gregge si allontana sempre più, fino a poter inficiare addirittura la validità della campagna stessa.

In definitiva, chi non si vaccina, spesso per seguire deliranti teorie che vedrebbero nei vaccini la causa della morte di molte persone, e non il virus, scambio psicotico insensato e assurdo, danneggia i vaccinati e la società nel suo complesso allontanando la fine dell’emergenza.

Un problema non solo di ordine medico ma squisitamente politico e democratico: si può, scientemente, decidere di danneggiare la società e il futuro delle giovani generazioni, per tacere degli strati più anziani della comunità, sulla base di pseudoteorie che non hanno nulla di scientifico? Chi lo decide? Perché? Questioni essenziali per la salute politica, non solo medica, degli stati e delle democrazie, che dovrebbero interessarci molto. E preoccuparci.

Anche perché l’individuo che si disinteressa della sua e dell’altrui salute è un soggetto pienamente partecipe della logica liberista che informa ogni anfratto dell’esistenza umana, il perfetto recettore sociale delle teorie sulla fine della storia e della società: il ritenere intangibile la sfera individuale, anzi, la giustificazione ideologica e giuridica del solipsismo di massa che ci affligge, è il tratto distintivo dell’uomo liberista, disancorato da qualsivoglia sistema di pesi e contrappesi collettivi che possono permettere l’esistenza stessa del vincolo sociale.

In conclusione, il succo politico della campagna vaccinale ci riguarda da vicino, ognuno di noi ne è toccato, e definisce le caratteristiche essenziali del nostro vivere in comune, ponendo il dilemma costitutivo della democrazia: quando finisce la libertà individuale prima che distrugga il vincolo collettivo che solo può costruire le società umane? Chi definisce limiti e confini? Ecco, dalla risposta a questo groviglio di questioni dipenderà l’esistenza stessa dei nostri sistemi democratici.