Skip to content

  • Home
  • News
  • Prima Pagina
  • Politica Internazionale
  • Cultura
  • Trattati
  • Territorio
  • Chi siamo
  • Toggle search form
  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
  • Cleone il demagogo e i suoi epigoni Politica Internazionale
  • Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
  • L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina
  • La Grecia ritorna all’inizio dell’ottocento: 13 ore di lavoro giornaliere Prima Pagina
  • Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
  • Chi paga e chi comanda la guerra di Kiev Prima Pagina
  • Israele, l’ultimo stato colonialista europeo Prima Pagina
  • L’antisionismo NON È antisemitismo. Prima Pagina
  • L’aiutino arriva da oltre oceano… Prima Pagina
  • I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura

Salvini versus Giorgetti

Posted on 22 Settembre 2021 By Mario Monaco

Salvini versus Giorgetti, ovvero il il partito di lotta contro quello di governo. Non è la prima volta, e non sarà certamente l’ultima, che in una compagine governativa un partito attraversi fasi di tensione tra chi solletica gli istinti sociali più vari, e chi offre una visione ed una prassi più “governista”, più incline alle compatibilità generali di sistema.

Ma, questa volta, l’aspetto più interessante e saliente della questione è che lo scontro, prima sottotraccia poi via via più esplicito tra i due contendenti, avviene nel gabinetto Draghi, un unicum nella storia della Repubblica, uno spartiacque tra un prima, dominato dal gioco politico, via via sempre più blando fino a spegnersi, e un dopo, nel quale la politica è stata fagocitata da Draghi e dal draghismo, ideologia di una “fine della storia” in salsa nostrana. Tanto che, per commentatori, cardinali, imprenditori e ideologhi vari, Draghi sembra essere diventato l’unico centro di gravità del sistema, che loro auspicano diventi permanente.

Giorgetti rappresenta da sempre l’ala governista e tecnocratica del partito-movimento, imperniata sul blocco sociale ipernordista, costituito dalla piccola e media impresa, legata all’Europa per ragioni di filiere produttive, di catene del valore transnazionali, e da un diffuso strato di commercianti e artigiani, partite Iva e imprenditori di se stessi, che hanno necessità di tornare a fatturare pena la morte economica, ai quali gli ammiccamenti salviniani all’universo critico della gestione pandemica non sono piaciuti. Salvini, invece, ha cercato di tenere dentro tutto, compreso sacche di renitenza antivaccinale da sempre coccolate e vezzeggiate dal Leghista Supremo, insieme all’omaggio deferente a Draghi e Figliuolo, visti come l’approdo politico irrinunciabile, pena dare partita vinta all’odiato Pd lettiano.

Ovviamente il giochino di Salvini è diventato sempre più scoperto, ed esposto ai tiri del partito ministeriale e regionale della Lega, da Zaia a Fedriga, interessati più ad impallinare il segretario che si appresta a perdere disastrosamente le amministrative, che a tessere trame di pace.

Se, nella prima fase di confronto con l’Ue, nel Conte 1, Salvini aveva svolto un ruolo di “guastatore”, mettendo alla berlina i parametri europei, fatto più di facciata che di sostanza per la verità, con un Giorgetti costretto ad incassare data l’enorme popolarità del “Capitano”, in quella fase, adesso, con un Salvini in evidente difficoltà politica, in debito d’ossigeno e di voti, in caduta da mesi nei sondaggi, il tecnopadano fedele alla linea di Draghi intende assestare il colpo definitivo, che lo farebbe emergere come l’interlocutore più “credibile” per il sistema di poteri finanziari ed economici che ha espresso il governo Draghi.

Una complessa partita politica, insomma, da giocare in più tempi, ma con la chiara consapevolezza che adesso bisogna smontare il mito del “capitano”, appannato tra ammiccamenti no vax e sondaggi poco brillanti, tra città che andranno probabilmente al centrosinistra e la concorrenza della Meloni sempre più forte, oltre al mancato sfondamento al Sud. Troppi problemi per un uomo solo al comando. Che sia la fine politica di Salvini? Troppo presto per dirlo, ma senza dubbio se avverrà è perché le basi le sta mettendo Giorgetti in questi giorni.

Prima Pagina Tags:Fedriga, Giorgetti, Salvini, Zaia

Navigazione articoli

Previous Post: I pesci non esistono
Next Post: Inflazione: tra realtà ed allarmismo

Related Posts

  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
  • L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina

More Related Articles

I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina

Ultimi Articoli

  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta

Video in evidenza

Legal

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni
  • France’s Largest Summit to Conclude Prima Pagina
  • Sei lezioni sulla moneta. Un libro di Sergio Cesaratto, 2021 Diarkod Prima Pagina
  • Una crescita fondata sull’export Prima Pagina
  • Quel che resta del vespro (seconda parte) Prima Pagina
  • Stop ai lavoratori fragili nelle scuole: anche da casa è troppo pericoloso Prima Pagina
  • La ciocca e la luna Prima Pagina
  • America has a stake in Biden’sbig meeting with McCarthy Prima Pagina
  • Le origini dell’occupazione russa dell’Ucraina Prima Pagina
  • Nessuna equidistanza tra Usa e Federazione Russa Prima Pagina
  • La neutralità del linguaggio Prima Pagina
  • Rincorsa salari-prezzi? Prima Pagina
  • L’Ucraina e i russi (per non parlare dei Rus’) Prima Pagina

Punto Critico Blog - LM