Skip to content

  • Home
  • News
  • Prima Pagina
  • Politica Internazionale
  • Cultura
  • Trattati
  • Territorio
  • Chi siamo
  • Toggle search form
  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
  • Cleone il demagogo e i suoi epigoni Politica Internazionale
  • Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
  • L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina
  • La Grecia ritorna all’inizio dell’ottocento: 13 ore di lavoro giornaliere Prima Pagina
  • Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
  • Chi paga e chi comanda la guerra di Kiev Prima Pagina
  • Israele, l’ultimo stato colonialista europeo Prima Pagina
  • L’antisionismo NON È antisemitismo. Prima Pagina
  • L’aiutino arriva da oltre oceano… Prima Pagina
  • I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura

Uno spiraglio per uscire dal vicolo cieco del minoritarismo

Posted on 9 Novembre 20229 Novembre 2022 By Mario Monaco

A leggere articoli di giornale, editoriali, analisi, post, commenti, tweet e tutto l’armamentario comunicativo della politica nell’era della digitalizzazione integrale, sembra che la nostra sfera politica sia solcata da una netta linea di frattura che divide in due l’Italia: chi è per Conte e chi no, una sorta di Conte contro tutti.

Pare quasi di essere tornati ai tempi della guerra fredda interna tra comunisti e democristiani, Conte, suo malgrado, è forse il personaggio politico più “divisivo” della storia repubblicana, per usare una parola della neolingua politica oggi in voga. Ha egemonizzato la campagna elettorale con le sue parole d’ordine dopo essere stato il movente scatenante della caduta di Draghi, ha evitato il tracollo dei cinquestelle con un consistente 15% confermandosi leader del sud, ha pressato il Pd mettendolo in un angolo nel dopo campagna elettorale, ha occupato l’area progressista con implicazioni interessanti per il futuro di una parte del paese che non si sente rappresentata dalla sclerotica burocrazia piddina, è stato il protagonista della preparazione della manifestazione della pace di sabato nonché della giornata stessa, insomma, rispetto alla deriva confusionaria del Pd lettiano all’insegna del “ma anche” di veltroniana memoria, Conte si è ritagliato uno spazio importante nell’arena politica italiana. E questo non va giù alla stampa confindustriale e a pezzi consistenti del mondo economico, con annessi portaborse politici.

Non è questa la fase dei distinguo, portati soprattutto da chi oltrepassa a malapena l’ uno per cento, da chi non prende voti ma riempie di bandiere le piazze, per chi nutre sentimenti progressisti e di sinistra si è aperto uno spazio, forse piccolo, ma è l’unica cosa che c’è in campo, poi se si vuole percorrere la strada del minoritarismo eterno non c’è problema, si può saturare fb di ricordi dei decreti sicurezza e di quanto è trasformista l’avvocato pugliese.

Prima Pagina Tags:Conte, Draghi, PD

Navigazione articoli

Previous Post: Geografie immaginarie: due libri a confronto
Next Post: Il gangster delle terme

Related Posts

  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
  • L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina

More Related Articles

I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina

Ultimi Articoli

  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta

Video in evidenza

Legal

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni
  • Conte, l’Europa e l’Ucraina Prima Pagina
  • Boldrini e il piccolo mondo ottocentesco Prima Pagina
  • Nuovi paradigmi per sfide inedite Prima Pagina
  • I Letta non nascono a caso Prima Pagina
  • Le contraddizioni della sinistra tra il MES e la giustizia sociale Prima Pagina
  • Salvini versus Giorgetti Prima Pagina
  • Basta tagli alla sanità! Prima Pagina
  • Il linguaggio usato per il disciplinamento sociale Prima Pagina
  • I dolori del giovane PD Prima Pagina
  • Elezioni francesi: terremoto o limbo? Prima Pagina
  • Argentina sempre sotto il tacco del fondo Prima Pagina
  • Gli avvoltoi sopra l’Ucraina Prima Pagina

Punto Critico Blog - LM