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La formazione del Sistema Solare

Posted on 29 Aprile 2021 By Luca Marini

Quattro miliardi e seicento milioni di anni fa, in un piccolo angolo dell’Universo, all’interno della Via Lattea, avvenne qualcosa di assolutamente normale per la vita del cosmo, ma di straordinario per le conseguenze che avrebbe generato. Una supernova, una stella prossima a morire, subì una gigantesca esplosione innescando una serie di fenomeni che portarono alla nascita del nostro sistema planetario: del Sole e dei suoi nove pianeti che gli ruotano intorno, più una serie di “accessori” quali i satelliti e gli asteroidi. La formazione del Sistema Solare (nome ripreso dalla nostra stella) non fu, quindi, un fenomeno eccezionale, tanto che, recentemente, le nuove fotocamere computerizzate hanno permesso di scoprire altre “culle di pianeti” come la nostra.

Riguardo alla formazione del sole non sembrano esserci più molti dubbi: le onde d’urto provocate dall’esplosione della supernova si propagarono all’interno di una nebulosa interstellare e causarono uno squilibrio della sua densità e una parte diventò così densa da non riuscire a sostenere la sua gravità. Così, la nebulosa interstellare, costituita da gas e polvere, cominciò a contrarsi e nacque la nebulosa del sistema planetario primordiale. In seguito alla contrazione, la temperatura della parte centrale si innalzò gradualmente, innescando la prima reazione termonucleare che provocò un aumento dello splendore. L’esplosione della supernova risale a 10 milioni di anni, ma dovettero trascorrere altri settecento milioni di anni da quell’evento prima che tutto il processo di creazione portasse al sistema solare come lo vediamo oggi.

 

Quali le tappe della processo? Dopo che il nucleo centrale del Sole si condensò  quasi del tutto, toccò ai pianeti. Riguardo questo procedimento esistono due teorie, una definita classica e una partorita di recente. Il primo passo, secondo il modello classico, fu quello dell’accrezione per collisione: in seguito al raffreddamento della nebulosa del sistema planetario primordiale, le molecole di materiale metallico si separarono dai gas e precipitarono nella parte centrale del disco. Inoltre, vennero a formarsi numerosi pianetini del diametro di 10 km circa, che, soggetti a ripetute e reciproche collisioni, si svilupparono come pianeti primordiali. Nel secondo passaggio, la polvere si depositò dapprima in un disco sottile per poi dove raggrumarsi, formando i nuclei dei futuri pianeti. Il terzo passaggio, consistette in un’altra serie di collisioni tra i planetoidi che cominciarono a dare forma ai pianeti veri e propri. A parte qualche altro scontro con qualche asteroide o cometa dall’orbita particolarmente eccentrica, ormai era tutto pronto e tranquillo per far sì che nel terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole, iniziasse quel lungo processo che porterà alla vita. Per la teoria più recente, invece, la nube di gas e polveri iniziò a ruotare a velocità differenti nelle varie regioni, e, a seguito della rotazione diversificata, si formarono dei mulinelli di polvere cosmica: i più piccoli all’interno del sistema solare, i più grandi nelle regioni esterne. Sul terzo passaggio, però, gli interrogativi sono ancora molti : non è chiaro, infatti, il passaggio che portò i nuclei generati dai mulinelli a diventare dei veri e propri pianeti.

Foto scattata dal telescopio Hubble, che raffigura la nascita di un nuovo sistema planetario nella costellazione del Toro. (Credit: NASA / ESA / ESO / NAOJ / NRAO)

Dal 1992 ad oggi sono stati scoperti, oltre l’orbita di Plutone, sessantaquattro nuovi corpi, e, pur essendo un numero basso, sono sufficienti per calcolare che, al di là dell’ultimo pianeta, ci sono almeno 70 mila oggetti con un diametro superiore ai 100 km, e oltre un miliardo con un diametro superiore a un chilometro. In una regione più remota esiste un’altra concentrazione di oggetti cosmici, questa volta a forma di guscio anziché di ciambella: la nube di Oort. All’interno di questi due sistemi, miliardi di embrioni di comete sono pronti a lasciare il loro nido per tuffarsi fra le orbite dei pianeti. In tempi recenti è stato scoperto che, oltre alle comete tradizionali, esistono oggetti provenienti dalla fascia di Edgeworth-Kuiper che sono una via di mezzo tra le comete (costituite principalmente di ghiaccio) e gli asteroidi (fatti soprattutto di roccia). Fino ad oggi ne sono stati osservati sei, ma potrebbero essercene milioni. Uno di questi, Chirone, appena scoperto venne scambiato per un asteroide, ma poi, avvicinandosi al Sole, esibì la chioma tipica delle comete. 

Cultura Tags:Astronomia

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