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Il gonzo progressista

Posted on 16 Giugno 2021 By Mario Monaco

Slavoj Zizek parlava di idiota liberale in riferimento ad un certo cosmopolitismo/multiculturalismo di impronta liberal in salsa americana che aveva improntato di sé il corso politico dell’America clintoniana, intriso di falsa coscienza, tracimato poi nell’Europa pre moneta unica e nel resto del pianeta. Noi, più modestamente, parliamo di gonzi progressisti, in riferimento ad una categoria politico intellettuale che orbita nell’area del centrosinistra, residuo del “ceto medio riflessivo” di ginsborgiana memoria, specializzato nell’abboccare ad ogni campagna “prodotta” da centrali statunitensi sui diritti umani usati come paravento dell’imperialismo a stelle e strisce.

Questo in politica estera. In politica interna il gonzo progressista abbocca, da due decenni almeno, alla narrazione dominante che spaccia per riforme evidenti controriforme in danno dei lavoratori, del ceto medio e dei pensionati, bevendosi senza un sussulto tutto l’armamentario della ristrutturazione capitalistica degli anni ’90 e 2000, riveduta e corretta per renderla glamour e cool, un capolavoro neoliberale passato per “progressismo”, anche grazie a torme di militonti e anziani elettori che credono ancora che il Pd sia il Pci di Berlinguer, che Letta sia un “compagno”, che il Jobs Act e le infinite norme sulla precarizzazione del lavoro non siano altro che un adeguamento della lotta di classe degli anni ’70.

Adesso, dopo il G7 andato in scena in Cornovaglia, nel quale gli sceneggiatori politici a libro paga delle classi dominanti hanno cercato di rendere simpatici i presunti grandi del pianeta con scenette penose, si è aperta la nuova frontiera del rinnovato Occidente bideniano: la nuova Guerra Fredda obiettivo Cina. La Russia c’è sempre, ma in una parte minore, il vero Nemico oggi è la Cina del virus. Adesso è il momento, come per l’Iraq nel 2003, gli storytellers americani hanno lanciato le nuove parole d’ordine: è minacciata la minoranza iugura e il covid viene da un malefico laboratorio cinese, e subito il gonzo progressista parte lancia in resta per la nuova guerra democratica, nessuno potrà più vivere senza discussioni nei tinelli delle famiglie italiane sugli iuguri, tutti si accapiglieranno sui social sulla detta minoranza studiando fino all’ultimo dettaglio l’interessantissima storia.

E’ successo con la Jugoslavia, con l’Iraq, con l’Afghanistan, con la Siria, con la Libia, oggi è la volta della Cina, una trama fin troppo evidente di disinformazione unita a scopi politici nemmeno tanto nascosti, ma lui, il gonzo progressista, no, non capisce, per lui qualsiasi plot proveniente da oltreoceano è buono e giusto, ogni volta è sempre new frontier e new deal. Mai fare un ragionamento sulla necessità strategica, per gli Usa, di contenere la crescita del gigante cinese, con le buone e con le cattive, no, lui, il gonzo progressista crede solo agli ideali, dove c’è una minaccia alla democrazia, ai diritti, lì bisogna precipitarsi con l’elmetto.

Certo, ci sarebbero alcune questioncelle, ovvero che la guerra del 2003 contro l’Iraq era basata su fake news, che le guerre democratiche hanno destabilizzato intere aree del pianeta, distrutto stati, scatenato migrazioni, devastato territori e ambiente, ucciso centinaia di migliaia di persone, ma che saranno mai, per il Progressista Globale, in confronto con la realizzazione dell’Ideale Democratico?

Prima Pagina Tags:fake news, G7, liberali, PD, progressisti

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