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Casa Giacomo Balla: un’esperienza inedita e totalizzante

Posted on 25 Giugno 202125 Giugno 2021 By Shauni Adami

A 150 anni dalla nascita di Giacomo Balla, il MAXXI celebra l’artista con l’apertura al pubblico, per la prima volta, della straordinaria casa futurista di via Oslavia a Roma, in cui l’artista torinese, esponente di spicco del Futurismo italiano, visse e lavorò dal 1929 sino alla morte avvenuta nel 1958.

Oltre all’esclusiva apertura, il progetto prevede anche un’importante mostra tematica ospitata nella spettacolare galleria 5 del MAXXI. Qui sono esposte opere inedite, in grado di far emergere la profonda attualità di pensiero del poliedrico Maestro.

Il progetto intitolato Casa Balla. Dalla casa all’universo e ritorno, a cura di Bartolomeo Pietromarchi, Direttore del MAXXI Arte, e Domitilla Dardi, Curatrice per il Design del MAXXI, sarà inaugurato oggi 25 giugno e potrà essere ammirato fino al 21 novembre 2021.

Galleria 5 del MAXXI

Dopo aver vissuto qualche anno in un edificio conventuale ai Parioli con vista su Villa Borghese, Balla si trasferì nel quartiere romano Delle Vittorie, all’appartamento al civico 39B di via Oslavia, con la moglie Elisa e le due figlie Elica e Luce, anch’esse pittrici, che l’hanno abitata e custodita fino agli anni Novanta.

La casa è protetta da vincolo di tutela dal 2004; nello stesso anno è stata oggetto di un primo intervento di restauro, mentre ulteriori lavori sono stati compiuti nel 2018. Oggi, grazie ad un lungo e attento lavoro di ricognizione, studio e messa in sicurezza dei beni, curato dal MAXXI e dalla Soprintendenza Speciale di Roma, è stato possibile allestire la casa e renderla finalmente fruibile al pubblico.

Una casa colma di luce, colore e movimento che riflette le idee del manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’Universo firmato da Balla e Fortunato Depero nel 1915 e volto alla realizzazione di una fusione totale tra le arti, le tecniche e i generi “per ricostruire l’universo, rallegrandolo”. Per Balla infatti, il dinamismo futurista si traduce in un continuo creare.

All’interno dell’appartamento sono ancora conservate delle opere, tra cui disegni e bozzetti preparatori recentemente restaurati dalla Soprintendenza Speciale di Roma. Essi testimoniano le diverse fasi di ricerca dell’artista torinese che, da un iniziale periodo figurativista a cavallo tra i due secoli, passa ad un’estetica e ideologia futurista degli anni Dieci-Venti.

Nei trent’anni della sua permanenza in questa dimora, l’artista la trasformò in una vera e propria opera d’arte unita ad un laboratorio sperimentale, caratterizzato da pareti dipinte, una miriade di mobili, arredamenti, utensili decorati, numerosi quadri e sculture, abiti da lui disegnati e tanti altri oggetti che hanno creato un unico e caleidoscopico progetto totale, che annulla i confini tra luogo dell’esistenza e territorio dell’arte.

Studiolo rosso, oggi

La sua famiglia ha attraversato momenti di difficoltà e di ristrettezze economiche, e ne è uscita unita, costruendo un intero mondo letteralmente dal nulla. Molti di questi oggetti sono infatti ricavati da materiali di scarto e di recupero.

Dettaglio di un appendiabiti

Una targa in metallo sul portone con la scritta FuturBalla (così amava firmarsi in alcuni suoi dipinti), ci promette le meraviglie di cui abbiamo subito conferma una volta dentro: all’ingresso troviamo un poster che ricorda una mostra parigina a cui partecipò l’artista nel 1921 nella storica Galérie Reinnardt a Place Vendôme. Con lui c’erano Marinetti e altri “Peintres Futuristes Italiens”, anche il già citato Depero, il suo allievo più importante.

Portone d’ingresso della casa

Nello spazioso soggiorno c’è la versione italiana del docufilm Balla et le Futurisme con cui Jack Clemente vinse il Leone d’Oro a Venezia nel 1972.

Poco più avanti troviamo anche il celebre studiolo rosso e la stanza con letto a castello delle due figlie, ma più di ogni altra cosa è il bagno che resta nella memoria, con piastrelle celesti dai motivi verdi, gialli e arancioni che riprendono le tele e che ritroviamo anche nei piatti della cucina. Quest’ultimo luogo è posto vicino a quella che chiamavano “la stanza dei rumori”, uno stanzino da dove la famiglia origliava i loro vicini.

Studiolo Rosso

Il corridoio della casa

La camera della figlia Elica

La cucina

Giacomo Balla ha creato un mondo a sua immagine e somiglianza, dove le forme e i colori ricoprono ogni spazio disponibile, in una modernissima e attuale connessione tra arte e vita. È esattamente questo il modo in cui l’artista intendeva per “vivere in un’opera d’arte”.

Cultura Tags:casa, futurismo, giacomo balla, opere, Roma

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