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Da dove derivano gli skyline delle metropoli statunitensi? Non di certo dall’America!

Posted on 13 Novembre 202012 Novembre 2020 By Shauni Adami

Come abbiamo visto, negli Stati Uniti aprivano esposizioni per mostrare alla popolazione l’importanza e la bellezza dell’arte europea, stessa arte e artisti che soprattutto in Germania venivano denigrati ed esclusi. Quindi tali maestri cosa decisero di fare? Di traferirsi; e quale migliore continente poteva a quel tempo ospitare la loro bravura e creatività se non gli Stati Uniti?

I seguenti sono solo alcuni di coloro che trasferirono non solo la loro persona, ma anche il loro stile e la loro influenza artistica dall’altra parte del globo:

  • 1933 Joseph Albers, George Grosz
  • 1937 Walter Gropius, Marcel Breuer, Lazlo Moholy-Nagy, Ludwig Mies van der Rohe
  • 1940 Salvador Dalì, Fernand Léger, Piet Mondrian
  • 1941 Max Ernst, André Masson

I primi che si trasferirono appartenevano al Bauhaus, scuola fondata da Walter Gropius nel 1919 a Weimar e chiusa nel 1933 a Berlino per mano dei nazisti. In questa visionaria scuola, diventata poi mito, insegnarono alcune delle menti più rivoluzionarie del tempo: da citare è sicuramente Moholy-Nagy, insegnante di fotografia (e non solo) il cui rigorismo era diventato prima sinonimo dell’idea di Bauhaus e successivamente portato negli Usa con il suo trasferimento.

 Veduta dei balconi della scuola di Bauhaus fotografati da Moholy-Nagy

Importante anche Mies van der Rohe, direttore dal 1930 che dopo la chiusura forzata, non chiuse la sua idea che si propagò con l’emigrazione in America. Nacque così una vera e propria diaspora del bauhaus, con il quale molti dei suoi insegnanti trovarono impiego nelle scuole e nei più famosi e importanti college americani.

Sede di Dessau progettata da Walter Gropius nel 1925

Il verbo quindi non fu disperso, ma queste avanguardie furono inglobate in una nuova cultura. Avanguardie europee come l’appena citato Bauhaus, l’arte astratta e il surrealismo col passare del tempo vennero depoliticizzate dagli americani per la creazione di una nuova avanguardia dal sapore totalmente americano.

I grattacieli statunitensi hanno quindi una visione molto similare all’idea del Bauhaus post 1923, anno nel quale la scuola cambia approccio pedagogico dall’artigianato al design industriale, come simbolo di una nuova Germania post-bellica che aveva il desiderio di rimodernarsi industrialmente. La trasformazione fu istituzionale quando Gropius trasferì la sede a Dessau in un edificio razionalista. Da osservare con occhio nuovo sono i materiali usati per la realizzazione, l’anticonvenzionale struttura per l’epoca sia dell’edificio principale sia dei balconi sul retro, la concezione dei pilasti angolari leggermente arretrati per dare respiro all’angolo vetrato.

Particolare della soluzione d’angolo. Visione dall’interno e dall’esterno

Questo dimostra che tale idea di razionalismo fu portata in America, qui sviluppata con il nome di International Style e in seguito messa in pratica prima durante le lezioni universitarie e poi nella costruzione di edifici e grattacieli.

Il nostro viaggio dall’Europa agli States termina qui, un viaggio caratterizzato da un massiccio flusso di idee innovative che in un modo o nell’altro non si è mai fermato, nemmeno ora.

Cultura Tags:America, arte contemporanea, bauhaus, Germania, razionalismo

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