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Roosevelt e la “Grande depressione” (terza parte)

Posted on 25 Febbraio 202124 Febbraio 2021 By Sergio Farris

Ancora in spregio alla tradizione dell’economia ‘classica’, non solo nel settore agricolo venne sacrificato il dogma della libera concorrenza. A giugno del ’33 entrò in vigore il National Industrial recovery act. Con la supervisione del National Industrial recovery administration, ente di controllo governativo, alle industrie fu consentita – derogando dalle norme antimonopolistiche – la stipulazione di accordi sui prezzi. Si riteneva che la limitazione della concorrenza avrebbe condotto a un incremento dei prezzi.

Contestualmente agli accordi, dovevano essere garantiti il perfezionamento di contratti collettivi di lavoro, un salario minimo di 30-40 centesimi l’ora e un orario di lavoro che non oltrepassasse 40 ore, la messa al bando del lavoro minorile. Inoltre, venne sancita la possibilità per i lavoratori di organizzarsi liberamente, favorendo lo sviluppo dei sindacati. Il National Industrial recovery act venne presto abolito dalla Corte suprema. Le disposizioni salienti sarebbero però state riprese nel 1937, con il Fair labour standard act, mentre i conti con la Corte suprema sarebbero stati regolati più avanti, facendo riformare la consistenza numerica del collegio e tramite nomine di giudici più proclivi allo spirito del New deal.

Il 5 giugno ’33 arrivò la fine degli accordi internazionali di cambio fondati sulla parità aurea. (Molti Paesi avevano allora già lasciato il sistema aureo). La disdetta dell’adesione al Gold standard avrebbe lasciato il posto ad accordi commerciali bilaterali, sulla base del Trade agreements act (1934).

In considerazione del fatto che i governi locali non erano più in condizione di provvedere ai sussidi in favore ai senza lavoro, fu l’amministrazione centrale a intervenire, concedendo cospicue somme per gli aiuti. Inoltre, con la costituzione del Civilian conservation corps, furono messi al lavoro oltre 500.000 disoccupati, impegnati in opere di consolidamento idraulico dei fiumi e interventi di rimboschimento. Il Civilian conservation corps poté contare su una dotazione iniziale di 300 milioni di $.

Venne poi creata la Public work administration, agenzia dotata di 3,3 miliardi di $ destinati al finanziamento di lavori pubblici. Furono assunti 4 milioni di disoccupati, impegnati nella costruzione di scuole, impianti sportivi, aeroporti e altre opere di pubblica utilità. (Furono chiamati al lavoro anche 50.000 insegnanti nelle scuole rurali).

Grazie all’Home owners loan act venne rifinanziata parte delle ipoteche e, tramite l’istituzione del Federal deposit insurance corporation trovano protezione i risparmi in banca dei depositanti. Con il Glass-Steagall act venne introdotta la separazione fra attività bancaria tradizionale e attività di investimento. Veniva così ostacolata la speculazione esercitabile da parte degli intermediari finanziari, che non poterono da allora operare all’interno di soggetti bancari commerciali, mentre con l’istituzione della Securities and Exchange Commission si puntò ad arginare il disordine regolatorio nel terreno delle attività finanziarie.

Arrivò in seguito il progetto di limitare l’influenza dei potentati economici privati nei servizi pubblici. Fu creato l’ente federale Tennessee valley authority, con il compito iniziale di portare a termine l’edificazione – già cominciata ma poi sospesa per via di contrasti politici circa un piano di privatizzazione – di una diga sul fiume Tennesse, nonché di fornire energia elettrica a prezzo moderato. Alla fine le dighe furono 25 e la Tennessee valley authority divenne il maggior produttore di energia elettrica del Paese. Roosevelt si fece promotore di ulteriori imponenti piani di bonifica e di riassetto del territorio, che interessarono più regioni.

Per aiutare gli indigenti era già stata in precedenza messa in piedi la Federal relief emergency administration. Nel 1934 fu esteso ed ampliato il piano di soccorso alla povertà e vennero sovvenzionati più di 100.000 giovani affinché essi potessero proseguire gli studi.

Nel 1935 il presidente richiese al congresso lo stanziamento di ulteriori 5 miliardi di $ per un nuovo programma di lavori pubblici. Sarebbero stati messi al lavoro ancora 3,5 milioni di disoccupati. I conservatori gridarono allo scandalo, ma il provvedimento passò. Sotto la Work progress administration furono realizzati aeroporti, strade, ponti. La Emergency housing division si occupò invece di far costruire 20.000 alloggi di edilizia popolare. Con la messa a disposizione di ulteriori 500 milioni di $, altri 116.000 appartamenti andarono ad aggiungersi al patrimonio edilizio.

Grazie all’approvazione del Wagner act, fu garantita la tutela sindacale e fu imposta la contrattazione collettiva. Venne anche creato un ufficio del lavoro, al quale fu affidato il compito di controllare il rispetto delle norme e di sanzionare le contravvenzioni da parte dei datori di lavoro. Fra innumerevoli resistenze di parte conservatrice, passarono infine la legge contro le concentrazioni private nei servizi pubblici e la legge sulla tassazione delle maggiori ricchezze.

Nonostante l’impeto riformatore, i problemi non potevano dirsi risolti. Dopo un periodo di scioperi e l’insorgenza di movimenti che ne sottindendevano l’eccessiva timidezza , il New deal conobbe un rinnovato impulso in senso progressista. La spinta popolare indusse Roosevelt a varare una legge per la sicurezza sociale che includeva un piano di assicurazione pensionistica, un sistema di assicurazione contro la malattia, contro la disoccupazione e aiuti per l’invalidità e per i familiari a carico.

Si ringrazia l’amico Paolo Ducoli per i consigli – tratti da una sua tesi – sull’argomento e l’amico Roberto Busiello per gli spunti emersi durante le discussioni sulla crisi del ’29.

(La quarta parte verrà pubblicata giovedì 4 marzo)

Cultura Tags:Grande depressione, New Deal, Roosevelt

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