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Un altro sfregio in FVG, un’acciaieria nella laguna dell’Aussa Corno

Posted on 10 Maggio 202310 Maggio 2023 By Emilia Accomando

In Friuli, non solo il territorio della montagna viene sfregiato (vedi la Siot del gruppo Tal, decisa a creare vasche di cogenerazione per fluidificare il greggio nella valle del But) ma anche la laguna.

La maggioranza regionale di centro destra è in procinto di dare il via libera ad un’acciaieria in un territorio già fragile, già caricato dalla presenza di numerose attività industriali, la zona Ausa Corno, compromettendo l’ambiente e la vita delle persone che vi lavorano e/o già ci vivono. Le associazioni a tutela dei cittadini e dell’ambiente protestano vivacemente, mettendo in discussione i danni per l’ambiente, l’entità dei finanziamenti e il rispetto della Costituzione. Meraviglia poi la scelta incondizionata della maggioranza in Consiglio regionale, centro destra proiettato a facilitare l’insediamento di opere deturpanti, con un unico vantaggio, agevolare i profitti delle Multinazionali.

Quale antefatto?

Certamente stiamo vivendo tempi difficili e il mercato dell’acciaio è evidentemente in affanno, soprattutto dopo la distruzione dell’acciaieria di Mariupol con le conseguenti difficoltà di approvvigionamento. La fame di acciaio non deve però creare ferite nella nostra Regione, un territorio esposto agli interessi dei poteri forti.

Qual è il progetto della maggioranza di centro destra in Consiglio regionale?

La Regione FVG, e in particolare l’assessore alle Attività Produttive Sergio Bini, già dalla scorsa estate si era attivato convocando imprenditori, amministratori, Università per definire un piano che interesserebbe terra e laguna tra Grado, Marano Lagunare, San Giorgio di Nogaro e Torviscosa, una zona che vede aree protette, popolata da almeno 320 specie di volatili. Già in passato l’area aveva patito l’inquinamento dell’industria chimica e conciaria, area poi bonificata in un equilibrio tra le attività della Snia e il rispetto della natura. La costruzione dell’impianto odierno richiederà un investimento iniziale di un miliardo e sono previsti 800 posti di lavoro. In primo piano il gruppo Danieli, fortemente interessato ad accettare la proposta dell’assessore regionale Bini che destinerebbe al progetto 80 milioni di soldi pubblici, senza porsi domande sulla fragilità ambientale della zona e sulle devastanti conseguenze. Ricordiamo che la friulana Danieli è unita in una joint venture con la Metinvest dell’oligarca ucraino Rinat Ahmetov, già proprietario della Azovstal di Mariupol; lo stabilimento, ormai distrutto, è stato segnalato all’attenzione mondiale per inquinamento pesante dell’aria della città di Mariupol, inquinata ai peggiori livelli in Europa.

Quali sono state le prime reazioni?

Reazioni pronte e immediate del Coordinamento Difesa Ambientale della Bassa Friulana, del Comitato “Giù le mani dalle fontane” e da quello per la Difesa del Friuli Rurale che hanno organizzato una serie di assemblee pubbliche, l’ultima il 4 maggio, a Villa Dora a San Giorgio di Nogaro, per illustrare la gravità delle scelte della maggioranza in Regione, assemblee fortemente partecipate, non solo da amministratori e politici, ma dalla gente comune, tutti inorriditi per la svendita delle nostre terre e delle nostre acque, “No alla mega acciaieria”.

“Si tratta di un insediamento che cambierà i connotati della nostra zona – dicono le Associazioni e i Comitati -. Innanzitutto è prevista una nuova banchina per le navi, con lo sfondamento del fiume Corno senz’altro fino a 9,30 metri, ma forse fino a 12 metri. Visto il posizionamento dell’opera, verrà devastata una zona di enorme pregio naturalistico a ridosso della Laguna di Marano”.

“Ci opponiamo al progetto per ragioni ambientali ma non solo”, ha spiegato Paolo De Toni, membro del Coordinamento Difesa Ambientale della Bassa. Si tratta per di più dell’ultimo lembo naturale della zona lagunare, un’area ad alta protezione. ora popolata da nuvole bianche di garzette, aironi, cigni e anche di specie non autoctone di passaggio. Inevitabili i problemi di viabilità di mezzi pesanti per il trasporto del rottame e dei semilavorati nell’area di accesso alle banchine, traffico che si ripercuoterà fortemente sulle strade di collegamento all’autostrada. Per dipiù, come segnalato dalle Associazioni, dai Comitati e dai partiti contrari a quest’ opera devastante, come si concilia tutto questo con gli studi sull’assetto idrogeologico della zona? Non verrebbero rispettati? Sono obsoleti? E, se venissero attivati altri studi, sarebbero affidati alle Università oppure agli amici degli amici? Ci mancano risposte.

Cosa si prospetta per l’Acciaieria? Quali le denunce degli interventi nell’ incontro?

Le cifre parlano chiaro sul grandioso investimento e sulle devastanti conseguenze sul territorio.

Primo intervento in sala quello dell’imprenditore …..

Un’acciaieria di più di 100 metri d’altezza, una produzione base di 2/4 milioni di tonnellate di coils, nastro d’acciaio in bobina, coils da movimentare con energia elettrica, metano e ossigeno, con 390.000 tonnellate di scorie da smaltire su due milioni di coils, 5 milioni di tonnellate da movimentare via mare dopo aver dragato il fango (5/7 milioni di metri cubi) con conseguente risalita del cuneo marino e successivo inquinamento delle falde per acqua salmastra, 120.000 metri cubi di scorie l’anno da smaltire, polveri sottili per circa 750 Kg. al giorno con mercurio e nickel, emissioni di benzene e polveri, un fantasmagorico e roboante rincorrersi di cifre devastanti, mentre la Danieli non accenna a scorie, dragaggi, polveri, parla solo di 100 chili di CO2 in più per far marciare l’impianto. Chi fornisce le cifre è un imprenditore del settore che smonta tutte le rassicurazioni della Danieli.

Interessante anche la relazione dell’ex Rettore dell’Università di Trieste ,……. che parla a nome di WWF e Legambiente. Una pianificazione dell’acciaieria non esiste, produrre acciaio è una necessità ma non secondo queste modalità, la zona è già un sito protetto anche se sul fondo della laguna sono già depositati chili di mercurio, dobbiamo indagare su quanto ce n’è e dov’è localizzato; i dragaggi vanno fatti (il canale di entrata delle navi dovrebbe avere una profondità di 9 metri). Se si va più in profondità si crea un sommovimento dell’intera laguna, con sollevamento degli inquinanti che verranno a loro volta assorbiti dalla fauna attica e rischiano di passare agli umani.

E che dire del rispetto della Costituzione?

La Costituzione italiana difende la libertà dell’iniziativa privata, ma precisa altresì il dovuto rispetto prioritario per la salute l’ambiente, la sicurezza dei cittadini; vogliamo tenerne conto o la Carta è diventata carta straccia?

Opponiamoci, sosteniamo la protesta, facciamo sentire la nostra voce.

stopttipud@gmail.com

Sguardo sul Territorio Tags:acciaieria, laguna di Marano

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