Skip to content

  • Home
  • News
  • Prima Pagina
  • Politica Internazionale
  • Cultura
  • Trattati
  • Territorio
  • Chi siamo
  • Toggle search form
  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
  • Cleone il demagogo e i suoi epigoni Politica Internazionale
  • Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
  • L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina
  • La Grecia ritorna all’inizio dell’ottocento: 13 ore di lavoro giornaliere Prima Pagina
  • Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
  • Chi paga e chi comanda la guerra di Kiev Prima Pagina
  • Israele, l’ultimo stato colonialista europeo Prima Pagina
  • L’antisionismo NON È antisemitismo. Prima Pagina
  • L’aiutino arriva da oltre oceano… Prima Pagina
  • I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura

Il crollo della Repubblica di Weimar (quinta parte)

Posted on 1 Dicembre 202030 Novembre 2020 By Riccardo Pittino

Il 1933 si aprì con la crisi conclamata del gabinetto Schleicher. Tutti i tentativi fatti dal cancelliere per trovare una maggioranza fallirono ed Hindenburg alla fine fu costretto a trovare un accordo con Hitler per avviare un nuovo governo. Un governo che, nell’intento del vecchio Presidente, sarebbe dovuto essere gestito e composto principalmente dai conservatori e vedere i nazisti sullo sfondo, nonostante la cancelleria occupata da Hitler.

Franz von Papen

Papen, l’artefice dell’accordo, aveva rassicurato Hindenburg sulle capacità della vecchia dirigenza politica di tenere sotto controllo il partito nazista e i suoi obiettivi. Hitler accettò questo compromesso perché lo avrebbe fatto accedere alle stanze del potere e, conseguentemente, avrebbe potuto utilizzare le leve dell’esecutivo per consolidare la propria posizione.

Hitler e il suo primo governo

Il 30 gennaio 1933 ci fu il giuramento del nuovo governo, che il giorno seguente indisse nuove elezioni per il 5 marzo. Iniziarono immediatamente le persecuzioni verso le  opposizioni.: le riunioni dei partiti di sinistra furono bandite e diversi membri delle formazioni moderare vennero pesantemente minacciati.

Incendio del Reichstag

Un evento che avrebbe segnato nell’immaginario collettivo l’ascesa al potere dei nazisti fu senz’altro l’incendio del Reichstag, avvenuto il 27 febbraio del ’33. I colpevoli furono subito individuati tra i comunisti e venne immediatamente promulgato il “decreto dell’incendio del Reichstag”, che sospese gran parte dei diritti civili e servì soprattutto per ottenere l’arresto dei politici di spicco della sinistra, prima dell’imminente ritorno alle urne.

Un poliziotto aiutato da un nazista durante le “libere” elezioni del marzo 1933

I risultati delle ultime elezioni “libere”, svoltesi in una pesante clima di violenza e intimidazione, videro i seguenti risultati: Hitler raggiunse il 43,9% dei consensi, i socialdemocartici rimasero il più grande partito di opposizione con il 18,3%, i comunisti ottennero il 12,3%, il Zentrum l’11,2% e a seguire i rimanenti partiti conservatori. Come si vede, nonostante tutto, i nazisti non centrarono l’obiettivo della maggioranza assoluta dei suffragi e le sinistre mantenevano quasi un terzo dell’elettorato.

Hitler aveva raggiunto il suo scopo con la nomina a cancelliere, ma rimaneva ancora una cosetta da fare: ottenere la totale indipendenza dell’esecutivo rispetto al potere legislativo. Per realizzare ciò, sarebbe dovuta passare una modifica costituzionale ottenibile solo con una legge votata dai due terzi dei parlamentari.

Otto Wels capo dei socialdemocratici

Per raggiungere questo risultato, su consiglio dei suoi alleati conservatori, procedette con ulteriori arresti ai danni dei deputati socialdemocratici rimasti e convinse, anche con metodi brutali, la dirigenza del Zentrum cattolico a votare per il “decreto dei pieni poteri”, ovvero, per  la legge con cui avrebbe emendato la Costituzione. Questo decreto, formalmente non intaccando le prerogative del Reichstag, avrebbe dato la possibilità al governo di emanare provvedimenti immediatamente operativi.

La Repubblica di Weimar con quest’ultimo atto moriva definitivamente dopo soli 14 anni, e finivano pure tutte le speranze di libertà e di progresso che essa portava con se.

Cultura Tags:Hindenburg, Hitler, Papen, Schleicher, Weimar

Navigazione articoli

Previous Post: Il pubblico impiego di fronte alle sue fragilità
Next Post: Nuovi paradigmi per sfide inedite

Related Posts

  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
  • Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
  • I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura
  • Un Plurisecolare tormento alle radici dell’aggressività occidentale Cultura
  • 14 luglio 1789 Cultura
  • La scommessa di Maarbale Cultura

More Related Articles

Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura
Un Plurisecolare tormento alle radici dell’aggressività occidentale Cultura
14 luglio 1789 Cultura
La scommessa di Maarbale Cultura

Ultimi Articoli

  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta

Video in evidenza

Legal

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni
  • Nuovi paradigmi per sfide inedite Prima Pagina
  • Il pifferaio del potere Prima Pagina
  • La svolta del 1981. A proposito di uno scritto di Beniamino Andreatta Prima Pagina
  • CIG, governo bocciato Prima Pagina
  • Regionalismo differenziato in Sanità: propulsore di privatizzazioni ed esodi strutturali Prima Pagina
  • C’è un reale pericolo di ritorno al fascismo? Prima Pagina
  • Le contraddizioni della sinistra tra il MES e la giustizia sociale Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Ancora tu… Prima Pagina
  • Gestione pubblica e partecipata dell’acqua: presupposti e potenzialità dell’Azienda Speciale Prima Pagina
  • Renzi e il Capitale Prima Pagina
  • Ora la NATO teme di perdere la guerra Prima Pagina

Punto Critico Blog - LM