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Le multinazionali si fanno avanti e gli stati obbediscono

Posted on 6 Gennaio 20215 Gennaio 2021 By Emilia Accomando

Occupandoci di Trattati di Libero commercio, più volte abbiamo citato gli interessi forti delle Multinazionali che si fanno avanti in modo spregiudicato di fronte all’idea di incamerare profitti, tanto più durante l’odierna pandemia. Molti sono i quesiti da porsi, dal fatto che ci siano i soldi in Europa per tamponare la crisi attuale, alla disponibilità dei farmaci per tutti, alla difesa della salute e dei vaccini come beni comuni.

I forti interessi delle Multinazionali

In quest’epoca drammatica di Covid, la discussione in ambito europeo è spesso spostata più sulle disordinate e talvolta poco congruenti misure da adottare piuttosto che guardare a chi si sta avvantaggiando della pandemia, e ci riferiamo alle Multinazionali pronte ad aumentare la propria ricchezza in una logica fondamentalmente predatoria. Sul piano economico è da osservare che il Covid-19 ha creato ulteriore ricchezza per le grandi società e ulteriore miseria per i poveri. Solo negli Stati Uniti, dal 18 marzo al 15 settembre, la ricchezza di 643 soggetti è cresciuta complessivamente di 845 miliardi di dollari, mentre 50 milioni di lavoratori hanno perso il lavoro.

Prima tra le Multinazionali, Amazon che ha avuto un aumento dei profitti da marzo a oggi del 70%, arrivando a contare 192 miliardi di dollari, profitto ottenuto con lo sfruttamento dei lavoratori impegnati nelle consegne, pagati in modo indecoroso.

Secondo due Ong che monitorano le Multinazionali (Global Health Advocates e Corporate Europe Observatory), Big Pharma tre anni fa ha rifiutato la proposta dell’Unione Europea di lavorare ai vaccini contro agenti patogeni come il coronavirus. Le due Ong sostengono che le multinazionali dei farmaci controllano miliardi nella ricerca della Ue e relegano in secondo piano l’interesse pubblico.

L’Efpia, la potente lobby dell’industria farmaceutica, ha sottovalutato l’impegno sulle pandemie e, già dal 2017, ha addirittura sconsigliato l’IMI, un partenariato pubblico privato, nel cui Consiglio di Amministrazione siedono funzionari della Commissione e rappresentanti delle case farmaceutiche, a finanziare progetti su preparazioni biologiche utili per combattere eventuali pandemie. Solo ora, con la pandemia globale in atto e con la notevole mobilitazione di fondi pubblici di emergenza per affrontarla, l’industria sta dimostrando la volontà di contribuire allo sviluppo dei farmaci e delle terapie.

Ci sono i soldi? E come dovrebbero essere utilizzati?

I soldi per uscire dalla crisi sanitaria ed economica ci sono. Li ha l’1% della popolazione europea, dice Marc Botenga, europarlamentare belga del Gue/Ngl e membro del Partito del Lavoro (PTB).

In questa fase gli obiettivi principali dovrebbero essere due:

primo, creare un sistema «cooperativo e solidale» incentrato sull’uguaglianza;

secondo, sconfiggere il virus «della concorrenza e del capitalismo». Solo così si potrà arrivare a un vaccino «bene comune» e a un’uscita dalla crisi «dalla parte dei lavoratori».

Ma la salute viene considerata un bene comune?

In Italia, dove il neoliberismo non trova barriere di alcun tipo, si sceglie la strada più semplice e più dolorosa anche nelle grandi opere e nei servizi pubblici, quei servizi, primo fra tutti la salute, che vorremmo fossero considerati un bene comune, gestiti in prima fila dallo Stato e non consegnati nelle mani dei profittatori.

Ci si infiamma della realizzazione delle grandi opere come il Tap, la strada del gas dall’Azerbaijan a Melendugno (in Puglia), ma si rimuovono i costi del danno ambientale indotto in Puglia, si ignora poi il fatto che i profitti saranno della Tap Ag, una società svizzera, oggi controllata da alcune multinazionali dell’energia, l’inglese Bp, la belga Fluxys, la spagnola Enagas, l’azera Az-tap e l’italiana Snam, per non dimenticare l’entrata di grandi gruppi anche nella gestione del settore portuale: il porto di Trieste consegnato ad una società tedesca, quello di Vado ligure ai cinesi e quello di Taranto altrettanto probabilmente affidato alla Cina.

Sconsolati e spettatori muti di fronte a questa escalation, che non è un’occupazione militare di un territorio, ma una cessione di beni e servizi che lo Stato dovrebbe tutelare, ricordiamo che le multinazionali straniere non vengono da noi per beneficienza ma per sottrarre beni e servizi che andrebbero tutelati dallo Stato e non svenduti alle società private.

Dobbiamo essere consapevoli che il primo problema, in questo settore, si chiama concorrenza. La ricerca viene finanziata in gran parte dal pubblico ma poi di fatto commercializzata dalle Multinazionali del settore che, come abbiamo segnalato più volte, vogliono mantenere la proprietà del brevetto, un elemento presente nei Trattati di libero commercio, con gravi conseguenze non solo sul prezzo ma anche sulla disponibilità dei vaccini sul mercato.

A proposito di farmaci e cure per tutti, è stato più volte ripetuto il concetto di «global public good», di «bene pubblico mondiale», ma siamo ancora solo nel campo delle promesse. Se vi ricordate la grande crisi del 2008, l’allora presidente francese Sarkozy considerò pubblicamente «finito» il capitalismo. E dopo cosa fece? Diede il via libera ai partenariati pubblico-privato in ogni campo. A livello Ue le posizioni sembrano condivisibili ma aspettiamo azioni concrete.

Perciò è urgente modificare la normativa sulla proprietà intellettuale. Non possiamo permettere in alcun modo che dei brevetti possano limitare lo sviluppo e la condivisione dei farmaci necessari per superare questa crisi sanitaria. Il vaccino deve diventare un diritto per tutti, senza sacrificare la salute della popolazione mondiale sull’altare del profitto, deve essere esercitato il principio della responsabilità da parte di chi occupa sedi istituzionali.

Trattati di Libero Scambio Tags:Amazon, Az-tap, Bp, Corporate Europe Observatory, Efpia, Enagas, Fluxys, Global Health Advocates, Marc Botenga, multinazionali, Sarkozy, Snam, Tap

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