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Brasile, per esportare più carne e soia .… terra bruciata!

Posted on 16 Settembre 2021 By Emilia Accomando

Sfruttare sempre più il territorio del Brasile per l’allevamento del bestiame e la coltivazione della soia, intere regioni brasiliane ora terra bruciata, questa la linea politica di Bolsonaro, Presidente del Brasile, votato ad una politica di distruzione del Paese, linea ribadita anche nella giornata del 7 settembre, quando si è festeggiata l’indipendenza dall’impero portoghese, raggiunta nel 1822; si prosegue un’infausta politica di sfruttamento del territorio, nel silenzio dei Paesi importatori di carne e soia e tra le proteste di numerose Associazioni, tra cui Animal Equality.

Quali sono le regioni maggiormente colpite dalla deforestazione selvaggia?

Il gruppo investigativo di Animal Equality, un’organizzazione internazionale a tutela degli animali allevati a scopo alimentare, si è recato nello stato del Mato Grosso per indagare sugli incendi nelle foreste del Pantanal, la più grande zona umida del mondo, e nella savana del Cerrado, una delle aree biologicamente più ricche del mondo, una superficie equivalente al territorio di Italia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna, raccogliendo interviste e testimonianze di coloro che sono in prima linea nella battaglia contro la deforestazione. Il reportage rivela che gli allevatori appiccano illegalmente incendi per ricavare terreni da destinare all’allevamento di bovini da carne e per piantagioni di soia, la maggior parte della quale non viene utilizzata per consumo umano ma viene esportata come mangime negli allevamenti intensivi di tutto il mondo dove gli animali sono rinchiusi nelle stalle e mai condotti al pascolo.

Quali sono i vantaggi del business sull’ esportazione della carne bovina?

Il Brasile è il principale esportatore di carne bovina, venduta in più di 150 Paesi. La domanda sui mercati internazionali è sempre più alta, di conseguenza anche il business generato da questo commercio è alto. Secondo una ricerca di MapBiomas il 99,8% della deforestazione in Brasile lo scorso anno ha mostrato segni di attività illegale. Non dimentichiamo che in Brasile (il più grande esportatore mondiale di carne bovina) gli allevamenti intensivi e i macelli industriali sono responsabili di oltre l’80% della deforestazione e si stima che il 98% degli incendi è stato appiccato da allevatori di bestiame.

Nei macelli, legali e illegali, ogni giorno migliaia di capi vengono macellati, spesso con metodi decisamente cruenti e con lo stretto contatto tra lavoratori e animali, lavorazione riconosciuta come rischiosa per la trasmissione di patogeni tra animali e umani. Purtroppo una opportunità di lavoro in un Paese con poche altre occasioni.

E quali Paesi sono coinvolti nelle importazioni?

Un quinto (17%) della carne bovina importata in Unione europea dal Brasile è legato alla deforestazione illegale (in Amazzonia e in Cerrado). L’Italia, con oltre 1 milione di tonnellate, è il primo importatore europeo di carne bovina dal Brasile. L’Italia, secondo i calcoli di Etifor, ha provocato in media una deforestazione associata al consumo di carne compresa fra i 5.900 e gli 11.153 ettari all’anno. Inoltre, secondo lo studio The rotten apples of Brazil’s agribusiness, il 20% della soia e il 17% della carne bovina consumate in Europa potrebbero provenire da deforestazione illegale.

Ad oggi, il 70% della carne per la produzione di bresaola IGP utilizza materia prima proveniente dal Sud America. Una delle principali aziende italiane di produzione di bresaola, Rigamonti, è direttamente collegata alla multinazionale della carne JBS, una società brasiliana, la più grande azienda di lavorazione della carne del mondo, accusata di produrre su terreni disboscati illegalmente.

Noi, come Comitato Stop TTIP di Udine, ci siamo schierati per lo Stop MERCOSUR, il Trattato tra UE e quattro Paesi dell’America latina, capofila il Brasile , Trattato che, come abbiamo segnalato in un articolo precedente, rischia di essere pericoloso non solo per l’importazione di soia e carne ma anche per prodotti dell’agroalimentare inquinati da glifosato e pesticidi, per la violazione dei diritti umani, per il mancato rispetto delle Convenzioni ILO (Organizzazione internazionale del Lavoro), per la mancanza di protezione delle zone costiere sacrificate alle speculazioni immobiliari e un potenziamento delle attività minerarie nelle zone popolate dagli indigeni, il peggio del peggio!

Note

Map biomas, un’iniziativa multi istituzionale che coinvolge ong, università e imprese per monitorare lo sfruttamento del suolo brasiliano.

Etifor, uno spin-off dell’Università di Padova, agenzia di consulenza, progettazione
e ricerca nel settore ambientale.

Animal Equality, un’organizzazione internazionale a tutela degli animali allevati a scopo alimentare con l’obiettivo di escludere ogni forma di crudeltà.

stopttipud@gmail.com

Trattati di Libero Scambio Tags:Amazzonia, Bolsonaro, Brasile, Mercosur, TTIP

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