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Il ritorno della sinistra unita ad Udine

Posted on 28 Marzo 202228 Marzo 2022 By Ivan Volpi

Quella che segue è la mia risposta alle sollecitazioni ad un recente articolo comparso su Friulisera a firma del direttore Fabio Folisi in merito allo stato di salute e al percorso che da alcuni mesi la sinistra udinese sta facendo.

Gentile Direttore, ho letto con interesse i suoi “Pensieri, parole delusioni in libertà” di domenica 27 Marzo. In questi ultimi giorni anch’io sono stato invitato a partecipare, come Potere al Popolo, ad un paio di questi (a detta sua) ultimi incontri tra forze civiche e politiche che vorrebbero costruire “una possibile alternativa di sinistra, inclusiva e aperta” per cancellare la brutta immagine e il degrado sociale che, come una grigia nube tossica che ci avvelena la vita, la divisiva ed escludente giunta comunale a guida Pietro Fontanini, ha creato e posto sopra le nostre teste. Vorrei quindi esprimere le impressioni che ne ho ricevuto ed alcune considerazioni generali di metodo, forma e contenuto.

Partiamo dalla cornice di senso che vogliamo dare al nostro agire. Se fosse molto facile mettere assieme i pezzi, qualcuno lo avrebbe già fatto. Adesso che ci penso qualcuno ci ha già provato. È dal 2008 che con varie formule si tenta questa strada: all’inizio ci furono gli anni dell’abbraccio mortale dei Governi Prodi. In seguito con la nascita della Sinistra Arcobaleno, che si esaurirà in Sinistra Ecologia Libertà, ci fu l’arrivo di Sinistra Italiana. Infine con la nascita dei vari Articolo 1 Possibile e LeU, possiamo dire che la realtà ha posta la pietra tombale su un mondo di tentativi, fatti e parole.

La cosa che diamo per certo è l’avversario di oggi e la costruzione di una strategia completamente orientata a ribaltare questa giunta e a porre rimedio ai suoi atti. L’uso spregiudicato del potere decisionale di quest’amministrazione, alternato a palese immobilismo, le scelte sbagliate in fatto di scuola e cultura, rifiuti e accoglienza, atti a privilegiare gli interessi privati rispetto al bene comune, sono punti indiscutibili e consolidati già dai presupposti della vittoria del lontano 2018. Se a questo ci appoggiamo, cadiamo nello “spazio dell’altro” direbbe Michel de Certeau. Siamo sicuri che il prossimo anno una coalizione di valorosi si troverà di fronte lo stesso avversario?  Se fosse qualcuno che parla la lingua degli interessi di un capitale nostrano, e un biglietto da visita in zona centro studi si sta già preparando, potremmo ancora gridare: allarmi allarmi!?

Il cambiamento necessario sarà possibile solamente se tutti coloro che sentono la necessità di attuare dei cambiamenti nel modo di sentire, di percepire, di conoscere e di agire saranno capaci di rompere le logiche degli attuali schieramenti in campo costruendo consapevolmente un autonomo spazio politico democratico, organizzato collettivamente che metta al centro giustizia sociale ed ecologica e che riesca ad affrontare le crisi climatiche, sanitarie ed economiche attualmente in corso, a partire da un agire sul territorio.

Ho riletto di recente un testo breve di Edoardo Sanguineti: Come si diventa materialisti storici? È la fedele trascrizione del discorso dell’autore alla festa di compleanno del compagno Ingrao; un manualetto, nell’ intento dell’autore, che voleva “incitare a un fai-da-te riguardo all’atteggiamento da assumere, a livello del pensiero e a livello dello pratica concreta, nella nostra vita quotidiana”. È il tentativo che Sanguineti fa di legare la storia anche privata del proprio sentire, il suo approdo personale al materialismo storico, ad uno dei temi classici del marxismo, ovvero quello del rapporto fra gli intellettuali e la classe operaia; in particolar modo rispetto alla questione fondamentale dello sviluppo della coscienza di classe. La folgorante attualità sta sicuramente lì, nel concetto intorno al quale le trenta pagine ruotano: la coscienza di classe, l’odio di classe e l’idea di compromesso: quest’ultimo “è una cosa che si può fare solo da una posizione di classe, netta e forte; soltanto allora ogni compromesso storico è un grande compromesso.

In un’epoca come la nostra, nella quale prevale il pensiero unico ed un’idea di società ipercompetitiva, immaginare alternative trasformative radicali, e non “soluzioni riformiste” come quelle che ci hanno accompagnato fino ad ora, significa costruire una forte consapevolezza e una critica allo sviluppo del Mondo Unico Globalizzato su ottocentesche leggi di mercato, anche su un piano locale: la cura, l’abitare e il lavoro in primis. Costruiamo collettivamente la condivisione di semplici scelte di fondo che abbiano ricadute concrete sul territorio: l’interesse comune, il diritto ad un’esistenza degna per tuttə nel rispetto dell’ecosistema di cui facciamo parte, la tutela dei beni comuni e dei servizi pubblici che garantiscono la qualità della vita senza profitti e discriminazioni, la difesa del suolo e del patrimonio culturale come dell’ospitalità verso lo straniero. Non sarà facile ma bisogna partire da lì.

P.s

E’ curioso ma il testo di Sanguineti termina con una poesia del 1933 di Bertold Brecht

Lode del comunismo

È ragionevole chiunque lo capisce. È facile.

Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.

Va bene per te, informatene.

Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio.

È contro il sudiciume e contro l’idiozia.

Gli sfruttatori lo chiamano delitto.

Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.

Non è una follia, ma invece fine della follia.

Non è il caos, ma l’ordine, invece.

È la semplicità che è difficile a farsi.

Sguardo sul Territorio Tags:comunismo, partitodellarifondazionecomunista, PD, prodi, radicale, riformismo, sinistraunita, Udine

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