Skip to content

  • Home
  • News
  • Prima Pagina
  • Politica Internazionale
  • Cultura
  • Trattati
  • Territorio
  • Chi siamo
  • Toggle search form
  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran Prima Pagina
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi Prima Pagina
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo Prima Pagina
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump Politica Internazionale
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
  • Cleone il demagogo e i suoi epigoni Politica Internazionale
  • Il solito liberismo a fronte del collasso Prima Pagina
  • L’azione penale a disposizione delle parti Prima Pagina
  • La Grecia ritorna all’inizio dell’ottocento: 13 ore di lavoro giornaliere Prima Pagina
  • Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
  • Chi paga e chi comanda la guerra di Kiev Prima Pagina
  • Israele, l’ultimo stato colonialista europeo Prima Pagina
  • L’antisionismo NON È antisemitismo. Prima Pagina
  • L’aiutino arriva da oltre oceano… Prima Pagina
  • I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura

Da Weimar ad Hitler, l’interregno del governo Schleicher (seconda parte)

Posted on 16 Marzo 202116 Marzo 2021 By Riccardo Pittino

Il breve governo Schleicher si trovò ad affrontare i nodi irrisolti delle precedenti amministrazioni. Uno dei capitoli più gravosi era la politica agricola del Reich. La caduta dei prezzi degli anni precedenti aveva messo a dura prova la tenuta del settore e moltissime aziende fallirono. I grandi agrari del Nord Est del paese però non avevano investito nel miglioramento delle proprie aziende pur avendo ricevuto cospicui contributi. La crisi colpì prevalentemente la piccola proprietà che trovò nei nazisti un interlocutore interessato e questo interessamento fu ricambiato con un sostegno quasi plebiscitario.

Schleicher cercò di trovare il modo di bilanciare gli interessi del mondo agricolo, che chiedeva protezione nei confronti dei prodotti esteri, e il mondo industriale che vedeva possibili problemi sui mercati esteri per le proprie esportazioni se si fosse innescata una guerra commerciale con gli altri paesi. Alcune vie furono tentate, come il blocco dei pignoramenti delle aziende fallite e l’obbligo nel mercato interno di preferire prodotti nazionali. Ma i problemi rimasero senza una effettiva soluzione.

L’obiettivo principale del Cancelliere Schleicher era di dare priorità all’assorbimento della disoccupazione che aveva toccato quasi un terzo della forza lavoro. Per fare questo promulgò una serie di decreti per far ripartire gli investimenti pubblici, aiutare le amministrazioni comunali con fondi per rilanciare l’edilizia pubblica e per estendere i servizi sociali alle fasce più deboli. Aumentarono i finanziamenti all’ufficio per il “Servizio volontario del lavoro” con lo scopo di dare un reddito ai giovani ed ai disoccupati. Tutta questa serie di provvedimenti comunque nacque dopo estenuanti trattative tra le varie anime dell’amministrazione. La preoccupazione principale soprattutto dei ministeri dell’economia e delle finanze, strano a dirsi dopo anni di deflazione, era i problema opposto cioè non alimentare una spirare inflattiva!

Si impostarono quindi una serie di soluzioni che avrebbero dato respiro all’economia e ridotto fortemente la disoccupazione, peccato però che a beneficiare dei decreti del governo Schleicher sarebbe stato il governo successivo, quello retto da Adolf Hitler.

Per concludere, ritengo opportuno proporre alcune riflessioni del giornalista, nonché storico americano, William L. Shirer, nella sua monumentale opera: “Storia del Terzo Reich” (Giulio Einaudi editore, traduzione di Gustavo Glaesser – che invito a comprare e leggere attentamente), che riassumono, a mio avviso, tutti i problemi e le mancate soluzioni che portarono i nazisti al potere:

“Non v’è classe o gruppo, in Germania, che non abbia avuto la sua parte di responsabilità nella liquidazione della repubblica democratica e nell’avvento di Adolf Hitler. I tedeschi che si opponevano al nazismo commisero l’errore fondamentale di non far fronte unico contro di esso.  … Nella Repubblica, quattordici anni di potere politico spartito, e di condiscendenza a tutti i compromessi, pur di mantenere in vita dei governi di coalizione, avevano fiaccato il vigore e l’entusiasmo dei socialdemocratici, finché il loro partito divenne poco più di un’organizzazione usata per esercitare pressioni al momento opportuno, pronta a mercanteggiare concessioni a fare di quei sindacati sui quali si basava in larga misura la sua potenza. … la depressione economica aveva ulteriormente danneggiato i socialdemocratici, indebolendo i sindacati e facendo perdere al partito il sostegno di milioni di disoccupati che nella loro disperazione passarono al comunismo o al nazismo. … Ora, all’alba degli anni trenta, essi erano un partito stanco e disfattista, nelle mani di persone vecchie, animate certo da buone intenzioni, ma perlopiù mediocri. Rimasero fedeli alla Repubblica fino all’ultimo, ma alla fine furono troppo incerti e troppo timidi per correre i rischi necessari per salvarla: quando Papen mobilitò una squadra di militari per distruggere il governo costituzionale in Prussia, essi non seppero neppure muovere un dito. … Mancò, in Germania, fra la sinistra e la destra una classe media politicamente forte, classe che in altri paesi – in Francia, in Inghilterra e negli USA – aveva dimostrato di essere la spina dorsale della democrazia.  … Solo il Centro cattolico dispose sino alla fine di un forte elettorato. … Però a partire dai tempi di Bismarck il partito di Centro aveva seguito, in larga misura, una politica opportunistica, perfino più di quella dei socialdemocratici, sostenendo qualsiasi governo che intendesse fare concessioni favorevoli ai suoi particolari interessi. E benché tale partito sembrasse fedele alla Repubblica e aderisse alla sua democrazia, pure, come si è visto, i suoi dirigenti negoziarono coi nazisti per dare a Hitler il cancellierato … Ma se la Repubblica tedesca era priva di una classe politica che tenesse la via di mezzo, essa mancava anche della stabilità garantita, in molti atri paesi, da un vero partito conservatore. … Ciò che voleva la destra tedesca, che dette in larga misura i suoi voti ai nazionalisti, era la fine della Repubblica e il ritorno a una Germania imperialista in cui fossero ripristinati tutti i suoi antichi privilegi. … Invece il Terzo Reich non dovette nulla alle fortune della guerra o a influenze straniere. Fu inaugurato in tempo di pace e pacificamente, a opera degli stessi tedeschi, delle loro stesse debolezze e energie. Furono i tedeschi a imporre a se stessi la tirannide nazista. Molti di essi, forse la maggioranza, non se ne rese conto in quel mezzogiorno del 30 gennaio 1933, quando il presidente Hindenburg, agendo in modo perfettamente costituzionale, affidò a Hitler il cancellierato. Ma presto se ne sarebbero accorti.”

Cultura Tags:comunisti, Franz von Papen, Hindenburg, Hitler, nazisti, Schleicher, socialdemocratici, Weimar, William L. Shirer

Navigazione articoli

Previous Post: Chiusi per Covid
Next Post: Asterix e il Regno degli dei

Related Posts

  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
  • Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
  • I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura
  • Un Plurisecolare tormento alle radici dell’aggressività occidentale Cultura
  • 14 luglio 1789 Cultura
  • La scommessa di Maarbale Cultura

More Related Articles

Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta Cultura
Kant, gli extraterrestri e un’insolita cometa Cultura
I sionisti e il lascito di Giosuè Cultura
Un Plurisecolare tormento alle radici dell’aggressività occidentale Cultura
14 luglio 1789 Cultura
La scommessa di Maarbale Cultura

Ultimi Articoli

  • I perché non detti dell’aggressione Usa contro l’Iran
  • Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi
  • Due gemelli sfasati e un pescatore (fin troppo) Probo
  • Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump
  • Teramene: Da manovratore occulto a vittima dei trenta

Video in evidenza

Legal

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni
  • #Insorgiamo, la lotta dei lavoratori GKN anche a Udine Prima Pagina
  • Israele, l’ultimo stato colonialista europeo Prima Pagina
  • Andrà tutto bene Prima Pagina
  • I dolori del giovane PD Prima Pagina
  • Il Paradosso del Progressista Prima Pagina
  • L’impensabile è accaduto: la guerra in Ucraina Prima Pagina
  • Precarietà e deflazione salariale: dal pacchetto Treu al Job Act Prima Pagina
  • Un vero uomo di Stato: Enrico Mattei (terza parte) Prima Pagina
  • I Letta non nascono a caso Prima Pagina
  • Il pifferaio del potere Prima Pagina
  • La soluzione passa dalla politica non dalle armi Prima Pagina
  • Le modifiche costituzionali: ne abbiamo davvero bisogno? Prima Pagina

Punto Critico Blog - LM